Impianti non a norma: su gli infortuni in casa

Impianti non a norma e abitazioni insidiose: cresce il fenomeno degli infortuni tra le mura di casa.

Una casa dovrebbe essere il luogo più protetto, ma sempre più di frequente si trasforma in un ambiente ricco di insidie. Anziani e bambini sono i soggetti maggiormente a rischio, esposti a una serie di pericoli che comprendono impianti elettrici obsoleti, mancanza di protezioni sulle prese, utilizzo inadeguato di attrezzature domestiche e presenza di sostanze chimiche tossiche mal gestite. Gli incidenti in questione rientrano nella categoria degli “infortuni domestici”: eventi imprevisti e involontari, generati da fattori esterni, che si verificano all’interno dell’abitazione o nei suoi immediati dintorni.

Gli ultimi dati forniti dall’Istat per il 2023 mostrano un aumento significativo del 15% rispetto al 2022, quando furono registrati circa 2,5 milioni di episodi. A preoccupare sono soprattutto gli ultraottantenni, con il 28% di infortuni sul totale, seguiti da chi ha un’età compresa tra 75 e 79 anni (11,4%). Anche i più piccoli non sono al riparo: i bambini tra 0 e 5 anni registrano 4,9 casi ogni 1.000, e la tendenza sale all’8,1% nella fascia 6-14 anni. Tra i fattori determinanti vi sono i rischi strutturali, impianti mal manutenuti, pavimenti scivolosi, ostacoli come fili elettrici a terra e prodotti chimici conservati in modo scorretto. Inoltre, le scarse condizioni di salute e l’uso di farmaci che alterano l’attenzione aumentano le probabilità di incidenti, soprattutto tra gli anziani.

Le regioni del Nord-Est, con un 12,2% di casi, risultano essere le più coinvolte, seguite dal Nord-Ovest (10,3%) e dal Centro (8,3%). Il Mezzogiorno sembra meno esposto (7%), ma non va trascurato che queste percentuali potrebbero essere influenzate dal diverso grado di segnalazione e copertura dei sistemi di rilevazione. L’Emilia Romagna e la Liguria scontano il tasso più elevato d’incidenza, rispettivamente pari al 14,4% e al 13,8%. Di contro, la Calabria, la Campania e la Sicilia sembrano meglio posizionate, con numeri più bassi (tra il 4,9% e il 6,2%). Nel complesso, la categoria dei “ritirati dal lavoro” è quella più colpita (33,1%), mentre le casalinghe, pur mantenendo un livello di rischio considerevole (17,4%), registrano una leggera flessione rispetto all’anno precedente (22,3%).

L’importanza di un monitoraggio capillare

La casa è un microcosmo che può nascondere criticità di varia natura: dagli arredi instabili ai prodotti per la pulizia, dai fornelli a gas privi di manutenzione periodica agli impianti elettrici con prese sprovviste di sistemi di sicurezza. Per misurare e comprendere a fondo questo fenomeno, l’Italia si affida al Sistema Informativo Nazionale Incidenti in Ambienti di Civile Abitazione (SINIACA), che raccoglie i dati su accessi al Pronto Soccorso, ricoveri ospedalieri e perfino decessi legati a infortuni domestici. Tale banca dati suddivide i casi in diverse fasce di gravità, evidenziando le dinamiche (dal singolo urto alle cadute con conseguenze anche gravi), i luoghi dell’incidente (il bagno o la cucina, che risultano tra i più rischiosi) e i prodotti coinvolti (scala, coltello, detersivo, farmaco).

Tuttavia, al momento, il SINIACA copre solo il 15,8% della popolazione, un limite che riduce la possibilità di ottenere un quadro esaustivo su scala nazionale. L’espansione del sistema a tutto il territorio permetterebbe infatti di uniformare le rilevazioni, favorendo la comparabilità tra regioni e supportando più efficacemente le azioni di prevenzione.

Prevenzione, assicurazione e ruolo dei Centri Antiveleni

Grazie alla legge n. 493 del 3 dicembre 1999, chi si dedica alle attività domestiche è tenuto a stipulare un’assicurazione obbligatoria contro questi infortuni. In caso di lesioni gravi o permanenti, l’Inail eroga diverse prestazioni, che spaziano dalla somma una tantum per invalidità tra il 6% e il 15% fino alle rendite vitalizie in caso di inabilità oltre il 16%. Qualora l’infortunio domestico comporti il decesso, è prevista addirittura una rendita per i superstiti, con un assegno una tantum destinato ai nuclei familiari che subiscono la perdita di un congiunto.

Nel frattempo, un altro sistema di sorveglianza si occupa del monitoraggio delle esposizioni a sostanze tossiche: si tratta del SIN-SEPI (Sistema di sorveglianza delle esposizioni pericolose e delle intossicazioni), che registra i casi segnalati ai Centri Antiveleni. Nel 2020, su 17.526 segnalazioni di contatto con agenti tossici, addirittura il 92% si è verificato tra le mura domestiche. Prodotti per la pulizia conservati in luoghi accessibili e confusi talvolta con bevande, detersivi spruzzati senza aerare l’ambiente, pesticidi lasciati incustoditi: le circostanze che conducono agli avvelenamenti sono le più diverse e rendono palese la necessità di campagne di sensibilizzazione ampie e costanti.

Soluzioni come l’etichettatura chiara, l’uso di contenitori a prova di bambino, la formazione mirata ai familiari e una manutenzione regolare degli elettrodomestici consentono di limitare i rischi correlati alla vita di tutti i giorni. Aiutare le persone a riconoscere i segnali di un impianto malfunzionante, di un pericolo strutturale o di una sostanza chimica potenzialmente nociva equivale a salvare vite umane e a ridurre i costi sanitari. Per questo, è fondamentale puntare su campagne educative, ricerche epidemiologiche e norme più stringenti per garantire che la casa, anziché un luogo di insicurezza, torni a essere il rassicurante punto di riferimento che tutti meritano.